Da HM portal (Febbraio 2004)

BITCH - "Rock'n'Roll Soul"

Adler's Appetite - 18/01/2004

Green Lion - Moniga Del Garda (BS) - 18/01/2004

Trovandomi al locale già nel tardo pomeriggio, ho avuto modo di assistere all'arrivo dei musicisti: Steven Adler è stato l'unico a scendere dal pulmino per salutare i pochi fans già presenti sul campo di battaglia e, con mio sommo stupore, si è fiondato su di me, gettandomi le braccia al collo e stringendomi in un abbraccio affettuoso come se avesse rivisto un amico di vecchia data… e lo stesso ha fatto con gli altri. Questo forse per dire a tutti: “Ragazzi, sono tornato e sono più in forma che mai”! Adler non ha di certo un comportamento da rockstar e, guardandolo, mai verrebbe da pensare che quell'uomo tanto esile e sorridente in passato ha fatto parte di una delle band più famose del mondo. Ma torniamo a noi: dopo aver sbrigato in fretta la pratica accredito, sono entrato nel locale in tempo per accaparrarmi un posto in prima fila ed assistere all'esibizione del gruppo di supporto, i modenesi Bitch, iniziata intorno alle 22:40. I giovani rockers hanno suonato una manciata di brani del proprio repertorio, cantati in italiano, e tre cover eseguite abbastanza bene (“Jumpin' Jack Flash”, Highway To Hell” e “Whola Lotta Rosie”), dimostrando una discreta attitudine on-stage, senza nessun tipo di timore reverenziale; peccato per i suoni, tutt'altro che idilliaci, che rendevano impossibile udire le vocals… Terminato lo show dei Bitch, nell'attesa che i roadie sistemassero il palco, il dj ha pensato bene di “deliziare” la platea con una serie di pezzi dance, rap, hip-hop e R n' B fra gli insulti degli astanti , raggiungendo l'apice della scempiaggine nel presentare Jizzy Pearl come l'ex singer degli Hate e dei Love (stendiamo un velo pietoso)!. Alle 00:10, gli Adler's Appetite sono saliti sul palco, ripagando la gente dell'estenuante attesa (circa 50 minuti!!!) e calando un poker d'assi d'eccezione, composto da “Welcome To The Jungle” , “It's So Easy”, “Nightrain” e “Out Ta Get Me”.
Da subito una cosa è apparsa lampante: il sound riservato al gruppo di spalla non era stato nemmeno malvagio, se confrontato a quello degli headliner! Le chitarre non si distinguevano bene, soprattutto quella di Keri Kelli, il basso di Robbie Crane era troppo alto, quasi fastidioso, e la voce di Jizzy Pearl affogava fra il polpettone sonoro degli altri musicisti... oltretutto, i volumi erano davvero troppo alti. Gli Adler's Appetite, però, hanno offerto al pubblico uno show all'altezza delle loro aspettative sciorinando, una dopo l'altra, tutta una serie di perle del calibro di “Rocket Queen”, “Knockin'On Heaven's Door”, “Mama Kin”, “My Michelle”, “Mr. Brownstone”, “Sin City” (AC/DC) e “Hollywood” dei Thin Lizzy, gentilmente cantata da Mr. Kelli. Brent Muscat, sempre sorridente, è rimasto un po' in disparte, concedendo al suo collega il ruolo di guitar-hero di turno, mentre Pearl si è dato un bel po' da fare per non deludere il pubblico italiano e per ricoprire a dovere il ruolo di novello Axl affidatogli : è parso che nel finale, quando il sound generale di un locale comunque inadatto ad ospitare manifestazioni di questo tipo è leggermente migliorato, fosse un po' in difficoltà nell'eseguire determinati acuti, ma nel complesso la sua prestazione è stata più che soddisfacente. E' toccato alla sempreverde “Paradise City”, congedare la folla accorsa ad accogliere l'ultima tappa della calata italica di Steven Adler, ripagata dal sorriso costante di un ragazzo davvero contento di essere lì, che ha dato il massimo per farci felici, dimostrando di esser ancora “in palla” e suonando davvero bene. Vederlo così impegnato dietro ai tamburi e disperato quando, inavvertitamente, ha “manomesso” la batteria durante l'esecuzione di un brano (Steven si è ripetutamente scusato con tutti, quasi mortificato da un normale incidente di percorso), mi ha fatto una tenerezza indescrivibile.
Una volta calato definitivamente il sipario, nella memoria conserverò per sempre questo concerto e nel cuore quell'abbraccio fraterno, da parte di un uomo che, prima di allora, avevo stimato per le sue gesta musicali ed ammirato attraverso le foto del booklet di uno storico disco.

Stefano Gottardi

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